Giocando con le favole di Esopo

In un villaggio viveva un pastorello che  doveva fare la guardia alle pecore di suo padre. Si annoiava e quindi, decise di fare uno scherzo: mentre le altre persone erano a dormire egli cominciò a gridare: “Al lupo, al lupo!” Così tutti si svegliarono e accorsero per aiutarlo. Ma il pastore burlone rivelò loro che era uno scherzo.

Questo scherzo continuò per parecchi giorni, fino ad una notte in cui un lupo venne veramente. Il pastore cominciò a gridare: “Al lupo, al lupo!”, ma nessuno venne ad aiutarlo perché tutti pensarono che fosse il solito scherzo.

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RIVISITIAMOLA?  Ovviamente considera che questo è un gioco. Esistono infiniti modi per reinterpretare le favole. Sta a te decidere come! Io in questo articolo ne ho scritta una adatta ai bambini, trasformandola in una filastrocca.

(la  filastrocca è un tipo di componimento breve con ripetizione di sillabe e utilizzo di termini  popolari. Il ritmo è cadenzato da rime, assonanze e alliterazioni)

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Gianluigi il pastorello, lanciava sassi nel ruscello. Una mela morsicava e canticchiando si lagnava. «Passo il giorno a pascolare e non posso mai giocare. Cerco l’erba verdicella per cibar la pecorella, corro dietro all’agnellino delicato e piccolino.» Nella noia generale studiò un gioco assai geniale. «Grido al lupo per scoprire quanti stolti andrò a colpire!»

Spaventati i paesani da quegli urli disumani brandirono i bastoni per uccidere i bestioni. Affannati dalla corsa raggiunsero quel discolo che con aria divertita per la storia costruita disse alla brava gente che eran giunti  lì per niente. Uno scherzo aveva inventato per burlare il vicinato.

Ma trascorse alcune ore Gianluigi di buon uomore decise di replicare per far tutti riabboccare; con voce terrorizzata gridò che una pecora era  sgozzata.

Il paese messo allerta avanzò in avanscoperta per salvare il ragazzino e recuperare il gregge ovino. Ma il giovane burlone ridendo a più non posso riferì che aveva giocato e nessun agnello era  sgozzato.

Loro stanchi del giochetto dichiararono avviliti che se  avesse continuato a disturbare il vicinato lo avrebbero punito e non soltanto più ammonito.

Passò un giorno e poi un secondo, Gianluigi in sottofondo canticchiava mestamente ormai pentito nel profondo;  nel silenzio campagnolo  si udì un forte un belato e in seguito aggressione un agnellino giaceva accasciato. 

Gianluigi disperato cercò invano di gridare:  «Impugnate i manganelli per salvare i miei agnelli!» Ma nel paesello i contadini  stanchi di farsi beffeggiare, alzarono le spalle e continuarono a lavorare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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