IL MONDO DI GREGORIO

Gregorio viveva avventure fantastiche, al limite dell’umano. Non temeva l’altezza, né le profondità marine. Percorreva distanze chilometriche in territori inesplorati, munito soltanto di uno zaino sulle spalle contenente: una borraccia, un accendino, l’indispensabile per cibarsi e un sacco a pelo. Era in grado di controllare la sete, la fame, il caldo e il freddo.

Amava fissare le stelle. Nelle notti limpide, sia che si trovasse sull’ Everest o nel deserto del Sahara, era in grado di riconoscere ogni astro che appartenesse alla volta celeste. La via del ritorno l’avrebbe trovata anche senza bussola.

Nei suoi lunghi viaggi in solitario si era scontrato con ogni sorta di avversità. Ricordava quando nel deserto del Gobi aveva camminato per ore senza incontrare anima viva. Il suo viaggio a piedi aveva avuto inizio nella Cina Meridionale. Da solo e con mezzi di fortuna aveva raggiunto il Tibet. Sul tetto del mondo, a un’altezza di quattromilacinquecento metri, si era sentito libero da ogni costrizione, pensiero, catena mentale e fisica.

Nella stupa buddista aveva intensamente meditato sul senso della propria esistenza. Il suo rapporto con il Divino era particolare. Non credeva al Dio della Bibbia, lo stesso che aveva lasciato che suo figlio morisse in croce per salvare i propri assassini, o  a un Onnipotente che ammettesse il dolore e le malattie senza mostrare la minima pietà per l’essere umano. L’entità superiore su cui si soffermava a pensare era presente nella forza degli elementi fossero essi un mare in tempesta, un cielo stellato, una vetta innevata.

Nei momenti di riflessione percepiva in modo prepotente la vicinanza con l’eterno. Ringraziava Dio per essere vivo.

Gregorio amava la natura e lei contraccambiava in modo totale. Nessun animale feroce lo aveva mai attaccato nonostante si fosse inerpicato su terreni pericolosi e in giungle inesplorate. Aveva assistito a manifestazioni naturali di inestimabile bellezza.

Quanti ricordi! Il suo viaggio nel subcontinente indiano gli aveva permesso di assistere a qualcosa di completamente impensabile. Si era appostato per ore, nascosto da una duna sabbiosa ad osservare un enorme coccodrillo marino. Le fotografie del rettile erano state pubblicate sui più importanti siti di avventura. Il coccodrillo, benché vantasse una lunghezza di otto metri, si era sollevato in posizione eretta sorreggendosi sulla coda; ancora oggi, a distanza di anni, provava lunghi brividi nella schiena.

Nella sua vita, pensava Gregorio, non c’era mai stato nulla d’incompiuto. Ogni progetto si era realizzato anche quando aveva sfidato la natura superandone i limiti. Era riuscito a raggiungere profondità estreme immergendosi nelle acque dell’ Oceano Pacifico in apnea, raggiungendo quasi i trecento metri di profondità

Che meravigliosa avventura era la sua vita!

Che cosa gli avrebbe regalato il futuro?

In quale altra impresa si sarebbe cimentato?

Avrebbe iniziato a rifletterci fin da ora.

Aprì gli occhi un istante e vide la carrozzella davanti a sé. La solita battaglia da trent’anni. La malattia che pian piano gli aveva impedito di camminare, muoversi e parlare, ora gli permetteva soltanto di muovere gli occhi e presto nemmeno più quelli.

Gregorio tornò a immergersi nel suo mondo favoloso. Sollevò lo sguardo al soffitto e il cielo risultò stellato più che mai.

Nell’immobile corpo, sconosciuti in camice bianco chiacchierando tra loro, come se lui non fosse presente, sollevatolo di peso, gli sfilarono gli indumenti, come se fosse un manichino. Senza chiedergli il permesso lo immersero in una vasca piena d’acqua per lavarlo. Gregorio sospirò. Finalmente immerso nella profondità marina, privo di maschera e pinne, si sentì libero.

Non esistono ali più forti di quelle della mente e nessuna catena potrà mai imprigionare il pensiero. Questo Gregorio lo sapeva.

 

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