asola a senso alternato

 

Racconto sulla diversità

Eccentrico, instabile, povero pazzo.

Le sue manie diventate ossessioni spaventavano o suscitavano ilarità. Tre passi veloci in avanti e un mezzo passo lento indietro. Molto simile a una danza se non fosse avvenuta in centro città.

Le sue labbra erano sempre in movimento per sommare i numeri dispari del suo mondo. In un altro contesto sarebbe risultato un geniale matematico invece era ritenuto un povero ebete.

I  bottoni della sua camicia, inseriti nell’asola a senso alternato avrebbero potuto dettare la moda; invece era un bizzarro abbigliamento il suo! Il secondo, il quarto e il sesto bottone non potevano essere infilati nell’occhiello. Si sarebbe scatenato l’inferno se lo avesse fatto!

Camminava contando in un balletto surreale. Gli sguardi si posavano su di lui un istante. Con un’alzata di spalle era additato: il  pazzo.

Delirava talvolta, perdendosi  in conversazioni in cui poneva domande e si dava risposte. Sembrava decentrato ma nessuno sapeva che conversava con gli angeli. Disquisivano sull’origine dei mali nel mondo. Loro spesso ai suoi interrogativi non rispondevano. “Perchè le malattie, il dolore nei bambini, la violenza, la fame?  Il responso è nei numeri”. Affermava a voce alta: “Non nomino i  pari;  non li addiziono o sottraggo ai sanpietrini che conto da piazza Navona al Colosseo.   Se moltiplico i numeri delle targhe  la cui somma è un numero dispari e la divido per trentatrè non esisteranno più malattie incurabili e  le guerre cesseranno.” Da anni  si era prefissato quest’intento senza portarlo a buon fine.  Gli angeli lo sapevono e sorridevano.  Uno scalino scartato per dare il passo a un anziano, e saliva sul due. Le strisce zebrate saltate sui pari, e qualcuno lo spingeva sul quarto.

Una volta soltanto aveva quasi portato a termine la missione ma il terzo bottone della sua camicia era caduto a terra. Fallimento! Ripeté per giorni. Fallimento!

Avrebbe potuto salvare il mondo se si fosse impegnato. Ciò lo affliggeva. Poco attento, incapace s’infervorava e a volte piangeva.

Era accaduto che alcuni giovani lo imitassero o lo prendessero a spintoni. Lui abbassava al testa chiedendo perdono. I suoi angeli ridevano beffardi e lui li udiva sussurrare: fallito, vigliacco, non sa contare. 

Nessuno lo attendeva.

Quando rincasava sentiva su di sé il fardello della sua inettitudine. Sua madre era vecchia e sua sorella scuoteva la testa guadandolo. Tre più tre per tre meno tre per trentatre;  perdeva il conto a causa di  una parola che lo distraeva.

Dormiva poco. Un’ora si e una no. Erano gli angeli a svegliarlo. Eccentrico, pazzo, sull’uscio di un delirio che non comprendeva ma che lo angosciava.

Stanco, per strada si lasciava cadere su una panchina bagnata, fissando il cielo nella bella primavera romana. Contava le stelle, le duplicava e le sottraeva.

Accadde che immerso in chiacchiere con gli angeli non si accorse di un’auto che veloce sopraggiungeva. I due ragazzi davanti a lui camminavano tenendosi per mano. L’auto targata sei, numero ricavato da quel contegio stravagante, virò sui giovani. Un numero pari! Impallidì.  Il Colosseo era lì, davanti a lui enorme nei millenni.  Prepotente lo fissava sogghignando. No non sarebbe caduto sul pari! No!

Il  sorpasso, un salto e l’eccentrico uomo cadde sul sei mentre i due giovani bruscamente trovavano la salvezza sull’uno.

Fu scagliato sul venti e, mentre un’ambulanza veloce occorreva, non sentiva più le parole degli angeli ma un brusco commento. É stato investito il pazzo!

Nell’omologazione generale i più ripresero a camminare, altri attesero incuriositi. I due che aveva salvato, si sollevarono da terra stupiti. Uomo bizzarro sentenziarono uniti nel coro generale.  Un povero pazzo e ripresero a passeggiare nell’indifferenza che l’omologazione cerebrale procura a chi non sa contare.

 

 

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