LE REGOLE DEL VERSO

Cerco di parlare di metrica poetica in modo chiaro e senza dilungarmi troppo anche se un pò di teoria è necessaria.

(ovviamente mi servo di sussidi didattici presenti nel web).

Il contenuto di una poesia comprende ciò che il poeta sente e vuole esprimere. É fondamentale la forma,  costruita su precise. In questo articolo parliamo del VERSO in modo un pò dettagliato.

 Riferendoci all’opera più importante al mondo analizziamo il 1 verso.  Nel mezzo del cammin di nostra vita.

 Le sillabe sono 11 quindi questo è un endecasillabo

Nel/mez/zo/del/cam/min/di/no/stra/vi/ta

Ora invece analizzando un verso di Leopardi: Dolce e chiara è la notte e senza vento. In questo caso abbiamo 14 sillabe 

Dol/ce/e/chia/ra/è/la/not/te/e/sen/za/ven/to

Se ci avvaliamo della sinafele (Si tratta di quella figura metrica che fonde insieme, in una sola sillaba, l’ultima vocale della parola che precede con la prima della parola successiva. Cosicché, nel conteggio delle sillabe, si abbia una sola di esse da due che sembravano.) il numero delle sillabe tornerà essere di 11 perchè le due vocali si fondono.

Dol/ce/chia/ra/la/not/te/sen/za/ven/to

altri esempi per chiarire in modo maggiore cosa si intenda per sinafele in poesia:

“Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono…”
(Petrarca, Canzoniere, I, v.1)

“…e tu non torni ancora al tuo paese!…”
(G. Pascoli, Lavandare)

“…e il naufragar m’è dolce in questo mare.”
(G. Leopardi, L’infinito);

“…nel muto orto solingo…”
(G. Carducci, Pianto Antico, ).

Dialefe: In questi casi le due vocali di due parole vicine non si fondono per non per non rischiare che il testo perda di senso e si torna ad avere un endecasillabo.

Ve/nen/do/qui/è/af/fan/na/ta/tan/to

E anche in questo caso riporto altri esempi poetici in cui si fa uso di questa figura:
“…tant’era pien di sonno a quel punto…”
(Dante, Inferno, Canto I)
va scandito così tan-t’e­ra­pien­di­son­no­a­quel­pun­to, ottenendo il computo di 11 sillabe metriche.

“…O Alberto tedesco ch’abbandoni…”
(Dante, Purgatorio, Canto VI)
va scandito così O­Al­ber­to­te­de­sco­ch’ab­ban­do­ni, la o iniziale non si unisce con la a di Alberto e si ottiene dunque il computo di 11 sillabe metriche.

“…E tu che se’ costì, anima viva…”
(Dante,  Inferno Canto III, v.88)
va scandito così E­tu­che­se’­co­stì,­a­ni­ma­vi­va, la ì di costì non si unisce con la a di anima e si ottiene dunque il computo di 11 sillabe metriche.

“…vedi colà un angel che si appresta…”
(Dante, Purgatorio, Canto XII)
va scandito così ve­di­co­là­un­an­gel­che­si­ap­pre­stra.

Questo discorso vale anche per le singole parole 

Si/che/pa/rea/che/l’ae/re/ne/te/mes/se

Sineresi: fenomeno opposto alla dieresi, è un artificio della lingua poetica che consiste nella contrazione di due sillabe in una all’interno di una parola.

Attuando la sineresi (fuori dal verso parea ha 3 sillabe)  Parea in tal caso è una contrazione di pareva quindi è sillabata pa-rea.

Altri esempi per capire maggiormente.

“…morte bella parea nel suo bel viso…”
(Petrarca, Canzoniere,Trionfo della morte, v.172)
la sineresi interviene due volte (parea, suo).

“…Lo ciel perdei, che per non aver fé…”
(Dante Alighieri, Purgatorio, VII, v.8)

“…e fuggiano, e pareano un corteo nero…”
(G. Carducci, Davanti San Guido, v.75)

“…ed erra l’armonia per questa valle…”
(G. Leopardi, Il passero solitario)

“…su la tua pietra o fratello mio, gemendo…”
(U. Foscolo, In morte del fratello Giovannj) – generalmente si ha sineresi con parole come mio, tuo, tua, ecc.

La dieresi è un artificio della lingua poetica che consente di dividere in due sillabe un nesso vocalico che normalmente ne costituisce una sola, cioè due vocali che normalmente costituiscono dittongo formano invece uno iato. La dieresi si indica graficamente ponendo il segno diacritico (due puntini posti sopra la vocale più debole)

. Prendendo un verso del Foscolo faccio esempio. Forse perchè della fatal quiete.

For/se/per/che/del/la/fa/tal/qui/e/te

Quiete si sillaba qui/e/te poichè il verso ha 11 sillabe.

Altri esempi chiarificativi:

“…A te convien tenere altro vï/aggio…”
(Dante, Inferno, Canto I)

“…lui folgorante in solï/o…”
(A. Manzoni, 5 maggio.)

“…e arriso pur di visï/on leggiadre…”
(G. Carducci, Funere Mersit acerbo.)

Ora analizziamo i diversi tipi di parole

Parole tronche: hanno l’accento sull’ultima sillaba (cant-ar, mo-rir).

Parole piane: hanno l’accento sulla penultima sillaba (ca-lo-re, pa-le-stra).

Parole sdrucciole: hanno l’accento sulla terz’ultima sillaba (ta-vo-lo, e-si-le)

La maggiore parte della parole italiane sono piane quindi, se per caso l’ultima parola  del verso è sdrucciola si dovrà togliere nel conteggio una sillaba, se invece  è tronca si dovrà aggiungere. Facciamo qualche esempio usando un verso del Parini: E già per me si piega

E/già/per/me/si/pie/ga endecasillabo

I versi della poesia si classificano in base al numero delle sillabe

  • Bisillabo: dopo tanta nebbia a una a una si svelano le stelle (Ungaretti)
  • Trisillabo: La morte si sconta vivendo (Ungaretti)
  • Quadrisillabo o Quaternario: Col mare si sono fatto una bara di freschezza.

QUINARIO

Fonti e colline

chiesi agli Dei

m’udirono al fine

pago vivrò

SEINARIO 

Fratelli d’Italia

l’Italia s’è desta

dell’elmo di Scipio

s’è cinta la Testa.

DI SEGUITO AVREMO

Ottonario

Quant’è bella giovinezza

che se fugge tuttavia

nel doman non c’è certezza

chi vuol esser lieto sia!

Novenario

l giorno fu pieno di lampi

ma ora verranno le stelle (Pascoli)

Decasillabo

S’ode a destra uno squillo di tromba
a sinistra risponde uno squillo (Manzoni)

Endecasillabo di cui abbiamo già parlato sopra.

Se un verso ha più di undici sillabe si considera come doppio:

Quinario doppio

Il sole tardo   ne l’invernale
ciel le caligini   scialbe vincea,
e il verde tenero   de la novale
sotto gli sprazzi   del sol ridea. (Carducci)

Senario doppio

Dagli atrii muscosi   dai fòri cadenti,
dai boschi, dall’arse   fucine stridenti (Manzoni)

Settenario doppio

Ma più bella di tutte   l’Isola Non-Trovata:
quella che il Re di Spagna   s’ebbe da suo cugino,
il Re del Portogallo,   con firma suggellata
e bulla del Pontefice   in gotico latino.  (Gozzano)

Ottonario doppio

Quando cadono le foglie,   quando emigrano gli augelli
e fiorite a’ cimiteri   son le pietre degli avelli,
monta in sella Enrico quinto   il delfin da’ capei grigi,
e cavalca a grande onore   per la sacra di Parigi.  (Carducci)

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *