Esci dal labirinto

Donna di dolore refrattario per un passato malato d’inadeguatezza. Nella ricerca d’accettazione rivesti i panni ormai stretti dell’infanzia, rincorrendo amori sordi, ciechi e claudicanti d’anima. Dose di droga compulsiva che reitera e trae godimento circondata da pattume.

T’immergi in acque stagnanti d’alghe al limite del putrido, in cerca di pesci obesi d’ignoranza, perché ciò credi di meritare. Percorri un labirinto da troppo tempo. Silente, fingi di non scorgere la via d’uscita. Girovaghi su percorsi sconnessi, errante perpetua in ogni stagione della tua vita. Educata a non eccedere, a ringraziare, a caricarti di fardelli non tuoi. Pressi il pianto in gola.  Vittima di te stessa insegui un carnefice; e quando non lo trovi, te lo inventi. Fuggi dall’oggettivo relegandoti in scuse artefatte che non convincono neanche te. Tu sei di più e rincorri il meno. Disponi sul piatto della bilancia cibo scaduto e delusione intrisa di veleno.

Stringi la mano della bimba di ieri; abbracciala forte e dimostrale che donna sarà. Istruiscila ad amare la sua unicità lentigginosa, germoglio irripetibile di quercia con sangue e cuore. Spiegale che un uomo non è un perno e la quercia ha radici profonde nella terra. Dille che dopo il pianto si torna a cantare. Prendila per mano e uscite dal labirinto.

Getta una pietra nell’acqua stagnante.  Spiegale che nessun rospo muterà in qualcos’altro. Abbraccia la bimba ed esci dal labirinto correndo lungo la spiaggia che vi porterà al mare. Non permetterle di voltarsi e soltanto quando sarà lontana dai rifiuti hai liberato la fanciulla di ieri e la donna di oggi.

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