Mancato lavoro: 1 maggio

 

Nell’aria esplode un boato, un ringhio, un latrato

di tresche e tangenti in un paese umiliato.

Non c’è una ragione che porti la festa;

non c’è più la festa ma una sete ormai mesta di cori, bandiere, tangenti e potere.

Chi stringe l’occhietto, chi  salva il banchiere, dirige un’azienda, fa ammasso di corpi su navi italiane.

Non c’è sindacato che salvi l’azienda.

Onesto il lavoro che manca vilmente, amara conferma che senza cognome  non conti più niente.

Chi domina e vince in questo bordello è il mafioso,  il ruffiano, il servo del ricco.

E tu popolino fai l’ola allo stadio con cori e striscioni,

né destra o sinistra ti comprono le spese

e raccomandati, raccomandatari e pedroni

sono i padroni di questo paese.

 

 

 

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