sua madre

 

Era tutto così semplice.  Ci pensava da tempo reprimendo l’idea sotto lenzuola di lino stirate accuratamente da sua madre. Sapeva di non potere andarsene così, semplicemente. Sua madre sarebbe morta dal dolore. I vicini di casa incuriositi avrebbero finto di starle accanto per raccontarsi tra loro il finale di un uomo inutile, come bravi scrittori senza grammatica e muniti di morbosa fantasia.

Sarebbero giunti i più estranei parenti con anagrafica identica alla sua, eletti a rappresentanza di tutti i consanguinei che, con un telegramma dettato a un centralino e la presenza del demandato si sarebbero levati il pensiero.

Non era semplice andarsene. Lui aveva chiara la prospettiva del poi. Sua madre avrebbe dovuto sollevare le persiane e arieggiare la casa con il rischio che il sole scolorisse i centrini cuciti all’uncinetto e le tende ricamate a cui teneva tanto.

Il dolore della madre avrebbe fatto a pugni con la sua solitudine; inevitabilmente qualcuno avrebbe suonato il campanello e lei, non potendo esimersi d’aprire, avrebbe accettato compitamente le condoglianze.

Toccava a lui in futuro ereditare quel museo di merletti, in cui aveva trascorso mezzo secolo senza avere mai veramente vissuto cinquant’anni. Lì era nato,  cresciuto. Sicuramente sua madre si aspettava che avrebbe continuato a viverci anche dopo di lei.

No. Non poteva andarsene; troppi problemi, troppi intoppi. Pratiche legali e bancarie da definire. Tutto poteva reggere fuorché il rancore di sua madre.

Per un attimo pensò che se fosse morto non avrebbe più dovuto sopportare nemmeno il risentimento di sua madre, le chiacchiere dei vicini, la faccia annoiata dell’impiegata della posta quando accompagnava sua madre a ritirare la pensione.

Nell’ufficio in cui lavorava nessuno avrebbe notato la sua assenza. Era relegato da sempre in uno sgabuzzino in fondo al corridoio del vecchio tribunale, in cui archiviava piccole sentenze emanate dai giudici di pace. Forse avrebbero continuato a posare sulla sua scrivania i fascicoli senz’accorgersi che lui non c’era più. Sarebbero entrati come sempre, senza guardarlo negli occhi e avrebbero adagiato i documenti sullo scrittoio andandosene senza un saluto.

Entrò in casa e sentì sua madre che canticchiava un motivetto in cucina. Per lei tutto era perfetto. La sua vita era esattamente come voleva. Lei e suo figlio;  il resto del mondo soltanto un noioso disturbo. Se ne sarebbe andato un giorno, ma non ora.

Sorridendo entrò in cucina e l’alone di serenità che sua madre emanava gli soffocò in gola un singhiozzo.

Sarebbe rimasto per sempre accanto a sua madre. Non c’era alternativa per lui.

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