Vittorio e Charlotte. Disagio di un corpo sbagliato

La vita di Charlotte viaggiava su binari separati. Casa. Lavoro.

Tornò a casa stanca al primo albeggiare. Dopo avere svegliato e preparato suo figlio per la scuola e averlo stretto in un lungo abbraccio si lasciò cadere sul letto. Nascose in tutta fretta  la minigonna a paillettes con borchie d’orate. Infilò velocemente nel comò le  autoreggenti a rete nere. I saldali ornati di grossi zirconi scintillanti li lanciò sotto il letto. Suo figlio cresceva. Charlotte non voleva che immaginasse come si guadagnava da vivere. In questa sorta di limbo avevano trascorso gli ultimi anni. Prima o poi Vittorio sarebbe diventato grande e avrebbe capito le sue assenze notturne. Lei sperava che di fronte alla sua inadeguatezza riuscisse a non odiarla. Non aveva altre possibilità. La sua vita era andata così; quando si era trovata di fronte alla scelta di fare crescere Vittorio con i nonni o tenerlo con sé aveva deciso senza indugi. Avrebbe venduto il suo corpo ogni notte. Non poteva permettersi di trovare un lavoro diverso. Non aveva tempo, né voglia e inoltre guadagnava bene. Vittorio da sempre aveva solo lei. L’altro genitore se n’era andato poco dopo la nascita del piccolo. Vivere con lei era diventato impossibile. Charlotte non provava rancore ma rammarico. Nessuno sarebbe stato in grado di amare Vittorio più di lei.

Si spogliò senza guardarsi. Non accettava il suo aspetto nonostante ci convivesse da anni; come avrebbe potuto Vittorio in un futuro prossimo capire? Tutti questi anni d’amore sarebbero esplosi in domande e risposte bugiarde contrastanti con quanto lei gli aveva sempre fatto credere. Sarebbe accaduto questo. Vittorio avrebbe domandato. Lei cosa avrebbe risposto? Giustificare la vita che faceva sarebbe risultato difficile. Spiegare perché fossero stati abbandonati sarebbe risultato ancora più complicato. Avrebbe colpevolizzato lei. Tutti l’avevano abbandonata e lei sentiva che con suo figlio non sarebbe stato diverso.

Piegò gli abiti da lavoro. Lo stretto body di pelle appoggiato sulla sedia le provocò un’involontaria smorfia di disgusto.

Tornò con il pensiero a sei anni prima. Non poteva tornare indietro e neanche lo desiderava. L’unica possibilità era proseguire su una strada già segnata da trent’anni;  se aveva sbagliato svincolo la colpa non era certo sua. Vittorio esisteva. Lei lo aveva desiderato dal primo momento e supplicato per riuscire ad averlo. Non si era mai pentita. Vittorio avrebbe messo in dubbio tutto ma non il suo amore.

Aprì il comò e da un pacchetto di farmacia estrasse una dose di ormoni. Sperò in cuor suo che non la portassero a morte precoce. Si guardò il viso allo specchio. Una peluria castana sopra il labbro superiore le bloccò il respiro. Sarebbe giunto il giorno in cui avrebbe dovuto confessare a suo figlio di essergli padre.

Tutto sarebbe stato più duro e complicato della vita che faceva ora.  Lo sapeva. Si distese sul letto e un secondo prima d’addormentarsi giurò a se stessa che nella prossima vita sarebbe nata donna. La natura non si sarebbe più permessa di decidere per lei.

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